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IFIGENIA – mito del sacrificio umano

Igenia (da Iphighéneia, nata forte: da prestigiosa famiglia o da forza, violenza) o Ianassa è un celebre personaggio della mitologia che rappresenta il classico esempio di vittima sacricale. È la glia del re Agamennone e di sua moglie Clitemnestra, come sottolinea anche Euripide (autore di entrambe le tragedie di cui Igenia è protagonista: Igenia in Tauride, Igenia in Aulide). Come si evince dalla frase «Per prima ti ho chiamato mio padre e tu glia».
Antonino Liberale, scrittore delle Metamorfosi (testo in cui narra di tutte le trasformazioni delle divinità tra cui anche quella di Igenia in una cerva, come vedremo dopo) racconta che in realtà fosse figlia di Teseo e di Elena.
Elena fu rapita da lui e violentata, ma in seguito fu salvata dai fratelli Dioscuri ai quali giurò di aver mantenuto la sua verginità. Tuttavia diede alla luce una bambina, Igenia, che, non potendola tenere, andò a Clitemnestra.

Igenia in Aulide
L’opera inizia dal giorno in cui Agamennone, dopo aver ucciso una cerva in modo eccelso, si congratula con se stesso dicendo: «Neanche Artemide ci sarebbe riuscita!». Artemide rimase offesa dal sacrilegio e scatenò forti venti che respinsero per alcuni giorni le navi greche sulle coste dell’ Aulide, impedendo
loro di salpare verso Troia dove li attendeva la guerra. L’indovino Calcante fu consultato e predisse che la otta non sarebbe salpata a meno che Agamennone
non avesse sacricato alla dea la più bella tra le sue figlie.
In un primo momento, Agamennone si oppose al sacricio della propria glia e sostenne che Clitemnestra non avrebbe mai dato il suo consenso all’uccisione di Igenia. Le truppe greche insorsero, minacciando di giurare fedeltà a Palamede, uno dei soldati più valorosi, e di abbandonare il re se non si fosse deciso a sacrificarla. Menelao esortò allora il fratello a lasciare che Ulisse e Taltibio (due grandi eroi greci) andassero a Micene e conducessero Igenia in Aulide con il pretesto di un matrimonio con Achille. Ingannata dai due eroi Clitemnestra condusse la glia dal padre, felice di divenire suocera di Achille.
La donna rimase così sconcertata quando scoprì il vero motivo del viaggio: non le nozze ma un sacrificio umano per far partire la otta verso Troia, attendevano sua figlia. Clitemnestra per questo iniziò a odiare Agamennone, lo tradì e lo assassinò una volta ritornato dalla guerra. Igenia, dopo l’iniziale rifiuto accettò nobilmente il suo destino e si presentò per essere sacrificata sull’altare.

Possiamo trovare due versioni del finale di questo mito:

  • la prima in cui Igenia viene sacrificata;
  • la seconda in cui all’ultimo momento Artemide sostituisce
    Igenia con una cerva.

La fanciulla sparisce e viene portata dalla dea in Tauride, nel Chersoneso, dove diviene una sua sacerdotessa.
Molti anni dopo, il fratello Oreste giunse lì casualmente insieme all’amico Pilade, ma venne catturato dagli abitanti del posto ed essendo straniero fu come da consuetudine preparato per il sacrificio ad Artemide. Igenia ,essendo la sacerdotessa che si occupava dei sacrifici, ed avendo riconosciuto il fratello, ingannò Toante, re dei Tauri, dicendogli che i nuovi arrivati dovevano essere lavati nel mare poiché accusati di matricidio (infatti il fratello aveva ucciso la madre per vendicare il padre ucciso da quest’ultima). Così i due fuggirono da lì e fecero ritorno in Grecia. Questo mito rientra nell’archetipo del sacrificio umano che
“diventa animale”. L’esempio più celebre é sicuramente il mito di Isacco.

Gioele

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