PEPPINO IMPASTATO:la voce che ha sfidato la mafia e non è mai stato dimenticato
Una storia significativa è quella di Peppino Impastato, morto a soli 30 anni a causa della mafia.
Peppino Impastato, nato a Cinisi nel 1948 in una famiglia mafiosa, fin da giovane si è ribellato al sistema. Ha tagliato ogni rapporto con il padre e ha avviato
un’intensa attività politica e culturale anti-mafiosa. Nel 1968 è diventato dirigente dei gruppi della Nuova Sinistra e ha appoggiato le lotte dei contadini espropriati
della terra per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, nel territorio di Cinisi, nonché degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 ha fondato il
gruppo Musica e cultura e, nello stesso anno, Radio Aut, una stazione libera e autofinanziata attraverso la quale ha denunciato delitti e affari mafiosi.
Nel 1978 si è candidato nella lista di Democrazia Proletaria per le elezioni comunali, ma non ha mai conosciuto il risultato. Pochi giorni dopo, però, gli elettori
di Cinisi lo hanno eletto simbolicamente al Consiglio Comunale. Divenuto ormai un personaggio scomodo, nella notte tra l’8 e il 9 maggio è stato assassinato dalla
mafia. Il suo corpo è stato ritrovato sulla ferrovia, sopra una carica di tritolo, per simulare un attentato suicida e distruggerne l’immagine. La sua morte è passata quasi inosservata poiché, nello stesso momento, veniva rinvenuto anche il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, in via Caetani.

La coincidenza tra le due morti ha fatto sì che quella di Peppino venisse ignorata o sottovalutata, mettendo in evidenza come le vittime della mafia siano spesso
dimenticate, non solo in Italia, ma in molte aree dove la criminalità organizzata opera liberamente. La mafia non uccide solo fisicamente, ma anche la memoria, cercando di cancellare l’impegno e il coraggio di chi le si oppone, come nel caso di Peppino. La sua morte, camuffata da suicidio per distruggere la sua immagine, è stata un tentativo di cancellare ogni traccia della sua lotta.
Nonostante ciò, la sua storia non è stata dimenticata. Le sue idee, la sua lotta e il suo coraggio continuano a vivere, alimentando le battaglie contro la criminalità
organizzata e l’illegalità. La sua morte, anche se inizialmente non riconosciuta come omicidio mafioso, ha risvegliato la coscienza di molte persone, spingendole a non voltarsi dall’altra parte. Peppino Impastato ci insegna che la lotta per la giustizia non è mai semplice e che il coraggio può costare la vita, ma ogni voce che si alza contro l’oppressione, anche quando sembra silenziata, ha il potere di cambiare la storia. La sua morte, purtroppo, non ha trovato giustizia subito, ma la sua memoria è oggi un faro per chi continua a lottare contro la mafia, l’ingiustizia e l’oppressione. Ricordarlo è un atto di resistenza e un impegno a non dimenticare mai coloro che hanno pagato il prezzo più alto per la libertà e la giustizia.
Alexandra

Peppino Impastato: The Voice That Defied the Mafia and Has Never Been Forgotten
A significant story is that of Peppino Impastato, who died at the age of just 30 at the hands of the mafia.
Born in Cinisi in 1948 into a mafia family, Peppino Impastato rebelled against that system from an early age. He severed all ties with his father and embarked on an intense anti-mafia political and cultural activity. In 1968 he became a leader within the New Left groups and supported the struggles of farmers whose land had been expropriated for the construction of the third runway of Palermo Airport, in the territory of Cinisi, as well as those of construction workers and the unemployed. In 1976 he founded the group Musica e Cultura and, in the same year, Radio Aut, a free, self-financed radio station through which he exposed mafia crimes and business dealings.
In 1978 he ran as a candidate on the Democrazia Proletaria list in the municipal elections, but he never learned the result. A few days later, however, the voters of Cinisi symbolically elected him to the City Council. Having by then become an inconvenient figure, he was murdered by the mafia on the night between 8 and 9 May. His body was found on the railway tracks, placed over a charge of TNT to simulate a suicide attack and destroy his public image. His death went almost unnoticed because, at the same time, the body of Aldo Moro, killed by the Red Brigades, was discovered in Via Caetani.
The coincidence of the two deaths meant that Peppino’s was ignored or underestimated, highlighting how victims of the mafia are often forgotten—not only in Italy, but in many regions where organised crime operates freely. The mafia does not kill only physically, but also memory, attempting to erase the commitment and courage of those who oppose it, as in Peppino’s case. His death, disguised as suicide in order to destroy his image, was an attempt to erase every trace of his struggle.
Despite this, his story has not been forgotten. His ideas, his struggle, and his courage continue to live on, sustaining the fight against organised crime and illegality. His death, although not immediately recognised as a mafia murder, awakened the conscience of many people, urging them not to look the other way. Peppino Impastato teaches us that the struggle for justice is never simple, and that courage may cost one’s life; yet every voice raised against oppression, even when it seems silenced, has the power to change history. His death, unfortunately, did not find justice immediately, but his memory is today a beacon for those who continue to fight against the mafia, injustice, and oppression. Remembering him is an act of resistance, and a commitment never to forget those who paid the highest price for freedom and justice.
Alexandra
